Omaha


Omaha pensa che
“La politica è pensiero che nasce con l’azione, che è elaborato con essa, e non attuazione di una verità che viene prima.” Vittorio Foa

Appello per la libertà di Sofri






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giovedì, luglio 03, 2003
 
Non vi credevo così ostinati: dovete sloggiare, ci troviamo tutti su Aleph. Qui non pubblico più niente. Anzi, gli ultimi post di Omaha li inserirò anche su Aleph. Ciao
postato da liberal | 13:45 | commenti (2)


mercoledì, luglio 02, 2003
 

Vi volete decidere a sloggiare? Forza, via, tutti su ALEPH

http://aleph.clarence.com

http://aleph.clarence.com

http://aleph.clarence.com

http://aleph.clarence.com

Avete capito l'indirizzo?

postato da liberal | 18:32 | commenti (3)


venerdì, giugno 27, 2003
 
Ragazzi, non vorrei rovinarvi l'estate con questa notizia, ma temo che Omaha chiuderà. Ho in mente qualche progetto, state tranquilli, continuerò a scrivere, se a qualcuno può interessare. Probabilmente Omaha rimarrà aperto fino a fine luglio, poi ci daremo appuntamento a settembre da qualche altra parte, sicuramente non su Splinder. Se avete in mente qualcosa, se avete da fare qualche proposta, se volete collaborare al mio futuro progetto (forse un sito "serio" realizzato da più persone), potete lasciare i vostri commenti. Non voglio vedere una lacrima!
postato da liberal | 18:17 | commenti (3)
 

C’è un uomo che anche quest’anno il cielo d’estate lo vedrà rettangolare, del mare dove noi nuotiamo sentirà, se è fortunato, il profumo nel vento, dei boschi dove noi camminiamo non potrà godersi l’ombra.

C’è un uomo che dal carcere se ne sta andando, rimanendo lì. Un uomo che in questi anni è stato padre, zio, fratello mio. Un uomo che io devo ringraziare, ogni giorno. Perché la sinistra in cui crede è anche la mia e perché pochi anni fa non era la mia e molti anni fa non era la sua. Sono diventato ciò che sono grazie a lui, leggendo, studiando, contestando gli articoli che dal carcere invia ogni giorno a quotidiani e settimanali italiani.

C’è un uomo che rispetta la legge italiana che non lo ha rispettato. Ci sono uomini che credono che sia meglio un possibile colpevole fuori che un possibile innocente dentro, a loro io parlo, degli altri provo pena.

Continuo a credere all’innocenza di un uomo che sta pagando sulla sua pelle le colpe di un’intera generazione, quella dei ragazzi e delle ragazze che hanno avuto la fortuna di ritrovarsi ventenni nel Sessantotto e che sono andati spensierati e incoscienti incontro alla politica come incontro alla ragazza amata e di questo amore giovanile ne sono usciti feriti, segnati, morti. Lasciandosi dietro feriti e morti.

C’è un uomo con il quale parlerei senza smettere mai per tutto il tempo che ci rimane da vivere, e so che non mi basterebbe. Ci parlo anche adesso, ma lui non mi sente quasi mai. A volte capita che riesca a sentirmi, e allora il giorno successivo trovo la sua risposta sul giornale. Ma non mi basta, perché poi io gli faccio un’altra domanda e a questa non mi risponde mai, perché non può scrivere sempre sullo stesso argomento.

C’è un uomo che si ricorda ancora che gusto dà fare una corsa sotto il sole e fermarsi poi a bere un tè ghiacciato al bar, e vorrebbe non ricordarselo, perché è un ricordo che fa male. E’ un uomo che ama la natura, i boschi e camminare accanto al suo cane. E’ da anni che non può liberare la vista, che non vede il sole tramontare dietro le colline.

Si chiama Adriano Sofri. Gli devo parlare, per giorni interi. O esce lui, o entro io.

postato da liberal | 16:38 | commenti (2)
 

Il bandito e il campione

E’ una canzone di De Gregori. Io ho sempre tifato per il bandito, ho l’impressione che molti invece si siano sistemati dalla parte del campione. Geneticamente di sinistra, credo di essere. Che vuol dire dalla parte dei deboli, di quelli che non si sa come arrivano alla fine della giornata, che campano con tutti gli espedienti possibili. Con i banditi, con quelli che hanno avuto a che fare con la giustizia, anche se non volevano averci a che fare. Berlusconi è uno di loro? No, non c’entra niente. Garantista con i forti, giustizialista con i deboli. Non vorrei fosse sembrato un liberale garantista vero a qualche sbadato o ingenuo, avrebbe preso una cantonata. E allora queste cose bisogna dirle, forti e chiare, perché la politica si fa così, si fa andando all’attacco, non schierati sulla difensiva. Si fa presentando progetti di riforme liberali e garantiste, non arroccandosi sul bieco giustizialismo dei micromeghisti e di quelli che vanno in piazza a tirare le monetine e a urlare “manette, manette!”. Se in Italia Berlusconi ha creato l’anomalia di una destra falsamente garantista, non si risponde con una sinistra innaturalmente giustizialista. Credo di averlo scritto una cinquantina di volte, ma lo voglio ripetere: Di Pietro, Travaglio, Veltri, Gomez e i montanelliani in un paese normale (e serio) starebbero a destra. Lo so che lo sapete, ma non mi potete sempre rispondere che è tutta colpa di Berlusconi, che l’anomalia l’ha creata lui, ormai questi discorsi li conosco a memoria. Se l’anomalia l’ha creata lui, non potremmo darci una mossa noi, prima di lui, per far tornare l’Italia una democrazia normale? Siete così dipendenti da Silvio? Fa il garantista? Lo sputtaniamo, presentiamo una proposta di legge garantista sul serio, della quale possano beneficiare non soltanto i suoi amici miliardari, ma anche i miei amici muratori. Si fa una legge per scegliersi i giudici che più gli piacciono? Lo sputtaniamo e pretendiamo che anche un extracomunitario possa effettivamente utilizzarla per cambiare un giudice che gli sembri un po’ razzista.

Sogni, sogni, sogni. Nella realtà sento il grande trascinatore di folle Travaglio dichiararsi contrario a ogni forma di riduzione della pena per i carcerati (è normale, è fascista) e Di Pietro rilasciare un’intervista a un quotidiano in cui non si pente di tutte le mostruosità che ha commesso specificando che, anche se qualcuno si è ucciso in seguito ad alcuni suoi metodi un po’ duri (io le chiamo torture), tuttavia l’intervistatore deve stare tranquillo, perché sicuramente non erano stinchi di santo. La società degli stinchi di santo. Mi terrorizza, mi sembra l’ultima propaggine delle utopie nefaste che hanno reso il secolo scorso un rivolo di sangue. La società dei puri e buoni, di quelli che non hanno mai avuto a che fare con la legge, di quelli che non hanno sbagliato mai. Quelli che non hanno sbagliato mai perché non hanno provato mai. Non mi vedrete in piazza con chi crede nella società degli stinchi di santo, dei campioni. Mai. Anche se per quanto riguarda una particolare legge possono avere ragione. A dire il vero per ora non mi sono trovato d’accordo in nessuna occasione con loro, e dubito che possa succedere.

Ciò che vorrei si tenesse sempre distinto è la critica all’uso strumentale dell’attività legislativa fatto dal governo Berlusconi (con l’intenzione di salvare il culo a qualche faccia di culo, quindi di salvare la loro faccia) dalle leggi stesse, con le quali a volte mi trovo in sintonia. Il Lodo Maccanico è l’ultima legge che ha turbato le coscienze di alcuni cittadini dalla erre moscia ma poco competenti in materie politiche e affini. Vi sembra strano che in una democrazia matura si sospendano i processi alle più alte cariche dello Stato fino allo scadere del loro mandato? A me sembra normale e necessario. Devo stare qui a farvi il discorsino sul perché Berlusconi si è affrettato ad approvare il Lodo? Non lo sapete anche voi? Non volete farmi risparmiare qualche riga, che poi avrebbe soltanto la funzione di “patentino di appartenenza” alla sinistra da esibire a coloro ai quali a questo punto della lettura sono sorti dei dubbi sulla fede politica del sottoscritto? Mi annoia il tema della giustizia, l’avevo detto. E voi niente, a insistere. Volete sapere una cosa, ve la dico nell’orecchio? Stiano attente, le signore che a Capalbio stanno sorseggiando qualche cocktail commentando la rozzezza del Cavaliere, potrei far cadere loro di mano il bicchiere: spero che Berlusconi venga assolto o che il suo processo venga sospeso, almeno noi ci rimettiamo a discutere di politica, e l’Ulivo a farla. Un’altra cosa? Vogliamo farci del male? Una sinistra che vince ai Parioli ma che perde nelle periferie e tra gli operai mi inquieta un po’.

postato da liberal | 16:34 | commenti (2)
 

Grazie, Omaha, per avermi dato quest'opportunità. Cercherò di rubare poco spazio e poco tempo con il mio intervento, mi piacerebbe soprattutto che servisse per sviluppare un dibattito. Io so perfettamente di non sapere, e quindi di non poter capire certe cose. Ma è una cosa che non sopporto. Così, quando non riesco a capire qualcosa, l'unica è chiedere a chi ci capisce più di me. Per questo chiedo il vostro aiuto, il vostro parere, di voi tutti che visitate questo sito più o meno spesso e volontariamente.

Il problema è il seguente (e se sbaglio vi supplico di correggermi). Lo scorso mercoledì 18 giugno in serata la Camera dei Deputati ha approvato una legge che contiene il cosiddetto Lodo Maccanico. Questo provvedimento impedisce che possano essere sottoposti a processi penali coloro che rivestono le 5 più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, della Camera, del Senato, del Consiglio dei Ministri e della Corte Costituzionale) per tutta la durata del loro mandato. Ma non solo: non possono essere processati per reati antecedenti la loro nomina e per nessun genere di reato penale (la mia fonte è la Repubblica del giovedì 19/6, pagina 2). Io, lo ripeto, sono ignorante in materia di diritto, ma ai miei occhi di persona che ragiona col senso comune c'è qualcosa di strano.

Lasciamo perdere per un attimo tutti i commenti sui trascorsi giudiziari del Sig. Cav. Presidente del Consiglio. Sarebbero ovvi, non credete? E noi di sicuro non siamo un forum dove si fanno discussioni ovvie. Quello che mi chiedo io sono le seguenti cose. Primo: cinque persone su sessanta milioni sono dotate di privilegi che gli altri non hanno. Ma nei tribunali non c'è scritto "La legge è uguale per tutti"? Secondo: ho fatto un esperimento di pensiero. Se si scoprisse senza tema di smentite che una di queste cinque persone è un serial killer, che tortura e uccide le sue vittime, con questa legge non potremmo processare questo individuo. E le vittime? Non hanno dei diritti? Terzo: non riesco a non pensare a un disgraziato che (è attualità) scappa dal suo Paese e sbarca qua per cercare un avvenire migliore. In base alla Bossi-Fini commette un reato, e viene rispedito a calci nel sedere indietro, quando non viene preso a cannonate. Si accusa di commettere reato chi neanche ne è consapevole e pensa magari a salvarsi la vita. A me non sembra giusto. Quarto: la gente aspetta a gloria grazie, indulti, amnistie, per persone (tipo Sofri!) che stanno in carcere da anni. E qualcuno potrebbe non andarci mai. E chi è stato condannato ingiustamente? E chi non ha i soldi per pagarsi un avvocato decente, e trovare il cavillo che frega la corte?

Potrei andare avanti, ma ciò che intendo far notare che questa legge è lesiva della norma più elementare di ogni Stato democratico: l'uguaglianza. Mi sbaglio o tutti dovremmo avere il diritto di ricevere uguale trattamento, senza discriminazioni? Già, ma scordavo che siamo in Italia, l'unico paese in cui la gente elegge dei rappresentanti che invece di favorire il bene pubblico favoriscono la automatica pulizia della fedina penale di ciascuno di noi laddove diventasse Presidente di una delle Istituzioni summenzionate. Complimentoni! Grazie ad Alzata con Pugno, che ha capito subito dove volevo andare a parare. Io voglio sapere che ne pensate voi. Spiegatemi come può essere costituzionale, democratico, giusto, bello un provvedimento come quello preso mercoledì scorso. Se è vero che c'è del buono in ogni idea, ditemi voi dove sta in questo caso: io non riesco a vederne.

IPAZIA

postato da liberal | 14:52 | commenti (1)


lunedì, giugno 23, 2003
 

Il sondaggio è stato cambiato. Partecipate numerosi.

Nei prossimi giorni, minacciato da alcuni amici, sarò costretto a introdurre il tema della giustizia (un po' meschino e un po' palloso) nelle nostre discussioni. Sto scherzando, sto meditando anche un mio intervento, ma non vi anticipo niente. Ipazia, quando vuoi.

postato da liberal | 19:12 | commenti (2)


giovedì, giugno 19, 2003
 

Questa è la risposta a una discussione nata su Indymedia.

 

 

Caro Emiliano,

sono ancora qui, la tua impressione non era giusta. Vorrei che tu mi spiegassi cosa ti ha fatto pensare che non vi avrei risposto. Sei abituato a interlocutori che, quando attaccati, abbandonano il campo di battaglia? Mi dispiace per te, ho un'altra concezione del dialogo, e mi dispiace per questo forum (dove non ero mai stato) se le discussioni finiscono con i partecipanti che se ne tornano a casa più convinti di prima nelle loro granitiche certezze. La tua frase infelice svolge la stessa funzione delle pisciate che gli animali fanno per segnare il loro territorio e proteggerlo dagli sconfinamenti altrui. Hai visto come ci siamo difesi? Scommetto che non tornerà più, quel provocatore! Spero di sbagliarmi, continuando a ritenere la provocazione e la presenza di idee "altre" come cardine fondamentale del dibattito democratico. Sai che palle a parlare sempre con gente che la pensa come te. Infatti sono venuto qua su Indymedia, trascurando gli avvertimenti di alcuni miei amici (di sinistra), convinti che non potesse venire nulla di buono da un forum di ragazzi della sinistra antagonista. Sono di sinistra, di una sinistra che penso a molti di voi sembri "destra", e che a me invece sembra più "sinistra" di tutte. Una sinistra socialista e liberale che mette al centro del proprio operato i temi della giustizia e della libertà, di una giustizia che non deve arrivare a limitare la libertà come in passato è avvenuto (e purtroppo ancora avviene) nei paesi del socialismo reale, di una libertà che non deve trascurare i problemi del welfare state, che deve assicurare a tutti gli individui una vita degna di essere vissuta e le condizioni per ricercare quella felicità che nella costituzione americana appare (utopicamente) come un diritto dell'individuo. Risponderò separatamente a ognuno di voi, scusandomi se il post precedente non conteneva le risposte ai vostri interrogativi. Sapete perché? Perché è stato scritto in contemporanea con il primo intervento, senza leggere le vostre risposte, ma non mi aspettavo una reazione così decisa a quello che è sembrato un mio svicolare rispetto ai problemi posti.

Per quanto riguarda il problema dell'intervento armato in Kosovo e della pulizia etnica, non ho letto l’autore che tu citi (non ho problemi ad ammetterlo, comunque come si chiama? Kaldor? Mary Kaldor?), se mi dici che è interessante lo leggerò. Nel caso di quell’intervento militare i problemi e le riflessioni critiche mi sono sembrate come sempre fondamentali, ma la priorità che io mi ero posto era quella di fermare i macellai etnici. Poi, dopo, ci fermiamo tutti e ci mettiamo a ragionare, a cercare di risolvere i problemi di quell’area geografica. Dopo, ripeto. Iniziare a discutere di autorizzazioni, diritto internazionale e altre cose (che in altri casi non si può trascurare) quando a quattro bracciate di mare dalle coste dove noi ci stavamo abbronzando decine di migliaia di uomini e donne kosovare cadevano macellate sotto i colpi dei loro aguzzini mi sembrava e continua a sembrarmi immorale e di un cinismo spaventoso. E’ come se, ad Auschwitz ancora aperto e attivo, ci fossero stati dei dubbi sulla necessità dell’intervento per far finire l’orrore. Io non ne avrei avuti, come non ne ho avuti dopo aver visto e saputo ciò che è successo a Srebrenica. Ad Auschwitz successe, si intervenne con un ritardo imperdonabile di fronte a Dio (se esiste) e agli uomini (se è ancora possibile chiamarci così dopo aver visto l’abisso cui possiamo arrivare). Fu questo ciò che chiesero gli internati che videro arrivare i primi liberatori: perché siete arrivati così tardi? Del ritardo colpevole e indelebile nella mia mente con il quale l’Europa e gli Stati Uniti hanno prestato soccorso a quell’etnia macellata io mi vergogno. Continua ad angosciarmi ad anni di distanza, perché ha reso evidente come, cinquanta anni dopo Auschwitz, fosse ancora possibile assistere inermi e vili a qualcosa di simile. E qualcuno aveva detto, dopo la fine del secondo conflitto mondiale: non permetteremo che Auschwitz o qualcosa del genere si ripeta, vigileremo. Adesso so che non è così.

Il problema della democrazia americana e della democratizzazione degli stati islamici totalitari mi sembra che parta da una premessa sbagliata. Quando si dice che la democrazia americana è una “oligarchia temperata da internet” si dice un’enormità, uno slogan efficace e accattivante, prodotto di un sistema che, ne sono sempre più convinto, crea i propri difensori e i propri attaccanti. L’unica via d’uscita mi parrebbe quella di adottare schemi di pensiero e di parola realmente propri, non presi in prestito dai vari movimenti (globali e standardizzati). Vogliamo parlare come magnamo? Ragazzi, è da tanto tempo che nessuno mi stupisce più, stupitemi, facciamo un gioco? Ognuno di noi confessa una cosa che proprio gli sta sul cazzo dell’area politica alla quale appartiene. Comincio io? Mi piacciono i radicali, non li ho mai votati ma condivido molte battaglie (che, detto per inciso, vorrei che la sinistra facesse proprie) che fanno, come quella per la libertà di ricerca scientifica, quella antiproibizionista e quella per i diritti umani. Ma non li sopporto quando confidano così tanto nei meccanismi virtuosi del mercato. Della loro denominazione ne prendo due su tre, di aggettivi. Credo di potermi definire liberale e libertario, liberista no. Tocca a voi. Comunque, ve lo dico sinceramente, è triste iniziare a discutere con qualcuno di cui potresti indovinare ogni singola parola dei discorsi che sta per fare. Purtroppo mi capita sempre più spesso. Uno potrebbe dire lo stesso dei miei discorsi, ma francamente non credo di essere così prevedibile. Voi, ad esempio, credo che avreste ancora molte difficoltà a definirmi. Rispondo adesso a chi mi ha invitato gentilmente a rimanere in argomento (colui che ha giurato che si sarebbe incazzato, non te ne do motivo, ci tengo alla tua salute, ma mi spieghi perché te la prendi così?). Che siano felici ne dubito anch’io, vista la situazione anarchica che si è creata, ma non vorrai mica venirmi a dire che stavano meglio prima? Si stava meglio quando si stava peggio? La vista delle statue dei dittatori che cadono, lo ripeto, credo dovrebbe essere uno stimolo alla speranza per una sinistra che abbia ancora voglia di definirsi tale. Intervenire, mobilitarsi prima che a farlo siano Bush e i suoi, questo secondo me sarebbe utile: Primo, perché si fugherebbero tutti i sospetti di antiamericanismo sui quali nessuna persona razionale può sorvolare. E’ così evidente. Almeno, chi è antiamericano lo ammetta, mica è un’onta indelebile, lo apprezzerei di più. Ma non c’è problema, continuerò a discutere con tutti, anche con quel mio amico di estrema sinistra (faccio una fatica che non potete immaginare a continuare a definirlo così) che qualche sera fa mi ha detto che i Protocolli dei Savi Anziani di Sion si stanno avverando. Mi fermo qui perché altrimenti vi innervosite, dite che divago. Cazzo, ragazzi, siete più fiscali di un colonnello prussiano, non posso raccontarvi un attimo ciò che mi succede, i discorsi che sento fare e criticare un modo di pensare diffuso che mi bacchettate. Che palle, non mi riferivo a voi, era un dialogo con un immaginario ragazzo di estrema sinistra. Comunque continuo a rispondere nel merito delle vostre critiche. Allora, concordo sul fatto che gli irakeni si sentono esclusi da qualcosa che dovrebbe spettare loro di diritto, la possibilità di scegliere i governanti tramite libere elezioni. Speriamo che tutto ciò finisca il prima possibile, noi come sinistra non avremmo dovuto appoggiare più energicamente la proposta di Blair di un’amministrazione Onu? Sono d’accordo che non avremmo risolto nulla, ma questo si può dire di tutte le manifestazioni, invece non è così, il mondo contemporaneo è fatto di simboli che possono diventare molto importanti, una manifestazione di dieci milioni di persone e una di diecimila possono smuovere qualcosa nei cervelli di chi è capo delle sorti del pianeta. Gli irakeni non vedono gli amerikani come liberatori? E sia, anche se trovo difficile che tutti coloro che festeggiano siano stati pagati o siano stati mossi soltanto dal pensiero dei possibili saccheggi futuri. Non dovremmo ugualmente festeggiare quel giorno come un bel giorno per il mondo? Non dovremmo, noi occidentali di sinistra, sentirci compagni e partecipi delle lacrime di gioia di chi, dopo trenta anni, vede i simboli del potere di colui che ha sterminato parenti e amici cadere rumorosamente? Chi ha detto che con la caduta di Saddam si risolvono i problemi? Non sarà preferibile iniziare a discutere dei problemi della ricostruzione e delle opportunità dell’Iraq democratico in condizioni in cui le libertà fondamentali e i diritti dell’individuo sono tutelati, pur tra miliardi di problemi?

Un altro (scusate se non scrivo i nomi, ma sto scrivendo su Word e ho fatto copia e incolla soltanto dei testi) ha scritto che bisogna essere solidali con i compagni d’oltreoceano. D’accordissimo, anche sul fatto che gli Stati Uniti purtroppo sono anche quelli del razzismo, delle multinazionali, della pena di morte, del sistema sanitario ben noto. Sei disposto ad ammettere che sono tutto e il contrario di tutto? Che là sono nati i grandi movimenti di protesta, negli anni Sessanta a Berkeley come oggi a Seattle? Produce le peggiori forme di capitalismo senza regole e i più vivaci anticorpi a queste. Sono una grande democrazia (nel senso di numero di persone e di fermenti culturali), nella quale molto sviluppate sono quelle forme, necessarie per una società moderna, di controllo dei governanti, grazie anche a un’informazione spregiudicata e realmente (non come in Italia, dove i giornalisti sono disposti a inchinarsi al primo potente di turno) rispettosa dei bisogni dei cittadini. Credi veramente che il governo statunitense (che spero faccia presto spazio a un’amministrazione Onu o irakena) sia paragonabile alla precedente dittatura baathista? Non so come tu possa farlo, ma rispetto la tua opinione. Per quanto riguarda la faccenda delle parole prese dalla destra, un po’ hai ragione tu, un po’ credo io quando sento la destra riempirsi la bocca di parole come diritti umani, espansione della democrazia, lotta alle dittature, che vorrei rimanessero “roba nostra”. Sono perfettamente d’accordo con te sull’uso del termine legalità, ho un’antipatia profonda per i girotondini e credo che la sinistra debba essere più sociale e meno snob, lasciare slogan come tolleranza zero e tutela della legalità ad altri. Ma secondo voi Di Pietro non è fascista? Secondo me sì. Quando te la prendi con D’Alema, Fassino, Rutelli, non posso essere d’accordo con te, ma penso che il problema sia nostro. Dobbiamo spiegare ai “duri e puri” che anche la nostra è sinistra, che anche Blair è sinistra, con comizi, libri, anche andando casa per casa, altrimenti, ti capisco, sembrano tutti uguali, Blair e Bush, Berlusconi e D’Alema.

Avverto chi mi ha scritto sul partigiano, oggi blairiano, che si tratta di Bentivegna e non di Bencivenga (che è un epistemologo che insegna a Berkeley). Questo grande capo partigiano, comunista, sarà rincoglionito? O è possibile vedere una linea di pensiero coerente tra le due esperienze? Il discorso da fare qui è lungo, lo faremo, lo faremo. Per l’altro che mi aveva parlato dell’articolo di Kaldor, sai che non mi riferivo a quello quando ho scritto della rivista del manifesto, non conoscevo quel pezzo, e poi ti ho detto che il post l’ho scritto praticamente insieme all’altro senza leggere e meditare le vostre risposte. Ho indovinato a caso, ma non è un problema la rivista del manifesto, è un’ottima rivista, il problema semmai sorge quando è l’unica fonte di approfondimento, si rischia di prendere tutto per oro colato. Di qualche bella rivista riformista, come Mondoperaio, Reset, Le ragioni del socialismo e Italianieuropei, che ne dite? E’ evidente, dopo quello che ti ho scritto, che non mi riferivo alla Kaldor quando ho parlato di autori no-global, non so neanche chi è, e non me ne vanto. Poi mi fai un sacco di domande retoriche alle quali come dovrei rispondere? Non penso che sia un problema definirsi no-global, non credo che i problemi dell’Afghanistan siano finiti (che sono diminuiti lo si può dire, considerando il problema della mancata libertà uno di quelli che stanno alla base della vita?), non credo che dobbiamo abbandonarli a loro stessi adesso, non dobbiamo limitarci a guardare gli Usa, … A parte scherzi, i problemi che poni sono così grandi che dovremmo scriverci sopra dei libri, mi dispiace soltanto che tu abbia pensato di avere di fronte un individuo di una sinistra ben strana (che non potrebbe mai essere sinistra) che lancia qualche tonnellata di bombe e poi abbandona i popoli alla distruzione creata dagli ordigni. Non credo di aver dato questa impressione, in caso contrario dovrei revisionare radicalmente il mio modo di esprimermi.

Ho tralasciato molte cose che mi avete scritto, e me ne scuso. Vi invito a rifarmele, vi risponderò volentieri, per quanto posso. Un’ultima cosa. Sì, l’incontro con l’irakeno c’è stato e non ho saputo cosa rispondergli, hai presente quando uno se ne va con la coda tra le gambe? Qualcuno di voi avrebbe saputo cosa dirgli? Vi invidio, a me ha creato molti dubbi ai quali non ho ancora trovato risposta. So solo che quegli occhi (e questa è retorica, e della peggiore) in quel momento significavano molto più di tante parole.

postato da liberal | 21:45 | commenti (2)


mercoledì, giugno 18, 2003
 
Chi ci sta a venire in piazza con me per protestare contro il regime iraniano? Aspettate che arrivino gli amerikani per decidervi a scendere in piazza (contro di loro)? Non fatemi pensare male, non sarete mica soltanto ridicoli e infantili antiamerikani? Parlo con voi, non vi sembra il caso di fare adesso due belle manifestazioni, una per l'indipendenza cecena e un'altra per la democratizzazione dell'Iran?
postato da liberal | 10:33 | commenti (7)


lunedì, giugno 16, 2003
 
Tristezza. Mi aspettavo maggiore partecipazione al voto per questi referendum. Ma la tristezza più grande è il timore che ormai sia quasi impossibile raggiungere il quorum nelle consultazioni presenti e future. Si è abusato, è vero, nell'uso del referendum. Molte volte su argomenti sui quali si sarebbe dovuto esprimere il Parlamento. Da quanti anni non si raggiunge il quorum? E se in futuro fossimo chiamati a esprimerci su questioni fondamentali per la vita delle persone come, in passato, sono state quelle sul divorzio e sull'aborto, come faremmo a convincere gli italiani a partecipare?
postato da liberal | 09:48 | commenti (8)